Attenzione, l’ebook ci rende superficiali

Attenzione, l’ebook ci rende superficiali

Iuri Moscardi
Attenzione

Un visitatore del Salone mentre legge un libro digitale

Roma – Leggere in digitale è qualcosa di ben più complicato di un semplice cambio di supporto. Lo sostiene Naomi Baron nel suo saggio Word Onscreen. The Fate of Reading in a Digital World (Oxford University Press). L’autrice, executive director del Center for Teaching, Research and Learning dell’American University di Washington, ha studiato il digitale come motore di un cambiamento che investe tutte le attività connesse con la lettura.

Con l’ebook i libri sono paragonati a qualsiasi prodotto digitale di cui la vita, soprattutto dei «nuovi lettori» più giovani, è satura: sono loro, per ragioni anagrafiche cresciuti con i supporti digitali, al centro dello studio. Ed è partendo da alcuni dati, raccolti dal 2010 tra alcuni studenti universitari suoi e di colleghi in Germania e Giappone, che l’autrice parte per descrivere la rivoluzione del digitale.

Durante lo studio, gli intervistati hanno dichiarato di preferire la carta al digitale: gli ebook costano meno (anche se un’instabile politica del prezzo può renderli meno convenienti del previsto) e sono immagazzinabili a centinaia in un solo strumento connesso a Internet, ma quando abbiamo il tempo di leggerli tutti? Inoltre – sebbene consentano sottolineature e commenti – non permettono di scrivere a mano nei margini e nemmeno di essere consultati contemporaneamente, due processi fondamentali per chi studia. Senza contare che la mancanza di fisicità riduce la memoria di ciò che leggiamo e elimina il concetto di possesso perché ci vengono concessi solo in licenza.

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