Com’è fatto il contratto di un libro

Il contratto di Il Circolo Pickwick di Charles Dickens, 1837 (Houghton Library, Harvard University)

Com’è fatto il contratto di un libro

Che percentuale guadagna un autore per ogni copia? I diritti della casa editrice quanto durano? E perché l’anticipo è così importante?

di Giacomo Papi

Ci sono editori che non danno anticipi, che riconoscono percentuali irrisorie o nulle sulle vendite, che propongono contratti per più libri in modo da legare l’autore a sé a vita, se va bene, o scaricarlo all’istante, se va male, esistono addirittura editori che si fanno pagare dagli autori, direttamente o indirettamente, imponendo per contratto un numero minimo, ma alto, di copie da acquistare così da coprire le spese e annullare il loro rischio. Stabilito che l’editoria è una selva oscura infestata da manigoldi e sfruttatori, in Italia esistono molti – per alcuni troppi – editori e alcuni sono seri: quando decidono di pubblicare un libro riconoscono a chi l’ha scritto anticipi accettabili – assumendosi, quindi, il famoso rischio di impresa – e percentuali congrue sulle vendite. Lo strumento che definisce nel dettaglio i loro rapporti è il contratto.

La prima cosa da sapere è che l’editore non compra il libro e l’autore non lo vende. Il contratto che li lega regola, cioè, soltanto, la cessione dei diritti di stampa, pubblicazione e vendita di un libro per un periodo di tempo, che nel contratto è sempre indicato. Nei contratti di questo tipo l’autore è definito «il Proprietario» e agisce, oltre che per se stesso, per «eredi e aventi causa a qualsiasi titolo». Il rapporto che lega autori ed editori assomiglia, cioè, a quello tra il proprietario di un appartamento – in questo caso, lo scrittore – e l’affittuario – cioè l’editore. Come i contratti di affitto possono essere mediati da un agente immobiliare, così quelli editoriali in molti casi sono gestiti e trattati dall’agente letterario (qui si spiega cosa fa nel dettaglio) che trattiene all’autore una percentuale del 10 per cento o, in alcuni casi, del 20. La differenza è che a volte – anzi, spesso, nel caso di scrittori che abbiano già pubblicato e venduto – l’appartamento non esiste ancora. La cessione e l’acquisizione dei diritti possono riguardare, cioè, un libro che deve ancora essere scritto o addirittura concepito, indicato nel contratto con un titolo provvisorio – quasi sempre diversissimo da quello finale – a cui segue, immancabilmente, l’espressione piuttosto pomposa: «d’ora innanzi denominato “l’opera”».

Dopo avere fumosamente stabilito la natura dell’oggetto – cioè, dell’«opera» –, il contratto passa a indicare la data di consegna prevista – anche questa indicativa perché spesso suscettibile di slittamenti –, i termini entro i quali l’editore dovrà pubblicarlo, la quantità minima di copie per ogni eventuale ristampa e, soprattutto, che il prezzo a cui sarà messo in vendita è una prerogativa esclusiva dell’editore. Sul prezzo l’autore può dire la sua, naturalmente, ma l’editore è libero di tenerne conto oppure no. È evidente che il peso dell’opinione dell’autore varia a seconda del suo potere nei confronti dell’editore che può essere reale – se l’autore è un giornalista potente e/o prepotente, il padrone della casa editrice oppure l’imperatore della galassia – ma molto più spesso è in relazione alle vendite dei suoi libri precedenti.

Le percentuali dei diritti primari e secondari
I diritti – o royalties – sono di due tipi: primari e secondari. I diritti primari derivano dalle copie vendute, cioè dipendono dallo sfruttamento economico diretto del libro; i diritti secondari definiscono, invece, tutte le altre cose che quel libro potrà diventare o a cui potrà dare origine, che sono tante: eventuali traduzioni in lingue estere, adattamenti cinematografici/radiofonici/teatrali, edizioni audio, edizioni book club, parti di antologie, estratti di riviste, giornali o su Internet, citazioni in altri libri. Sfortunatamente per gli autori, non è frequente accedere ai diritti secondari, e i guadagni sono esigui – salvo che non sia Spielberg o un regista comparabile a decidere di farne un film – o inesistenti, come ormai avviene per le citazioni o le anticipazioni sui giornali che in Italia, di norma, non vengono pagate. In ogni caso: un autore dotato di agente tenderà a trattenere per sé i diritti cinematografici, teatrali ed esteri che altrimenti dovrà dividere – 50/50 o 60/40 – con l’editore (il quale però avrà un motivo in più per cercare di vendere il libro alle fiere internazionali o a qualche produttore cinematografico, cosa che all’autore non può dispiacere). I diritti degli audiobook sono intorno al 9 per cento, quelli degli audiodownload possono arrivare al 20. Gli altri diritti – antologici, book club, digest, perfino per la riproduzione su fotocopie etc – di solito sono suddivisi con l’editore in percentuali che variano dal 50/50 al 70/30 anche perché, salvo casi davvero eccezionali, si tratta di briciole.

Sorgente: Com’è fatto il contratto di un libro – Il Post

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