Il giapponese che sognava Gianni Caproni

Il giapponese che sognava Gianni Caproni

“Si alza il vento” è l’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki

«Amicizia e rispetto, attraverso il tempo e lo spazio per il disegnatore di aeroplani Caproni». La frase scelta come citazione iniziale del mio libro sul grande pioniere dell’aviazione, «Caproni, una storia italiana» (Macchione Editore) l’ho tratta, insolitamente per questo genere di dediche, da un cartone animato. Un manga, anzi un anime, per giunta. E tuttavia straordinario. Che mette insieme quattro grandi personaggi, tre giapponesi e un italiano.

Gianni Caproni è l’italiano. I tre giapponesi sono il regista , il Walt Disney d’oriente, che ha firmato il suo capolavoro d’addio al cinema – The Wind Rises, presentato all’ultima Biennale di Venezia e in uscita nei prossimi giorni con il titolo «Si alza il vento» -, l’ingegnere Jiro Horikoshi, progettista dei caccia Mitsubishi durante la Seconda Guerra Mondiale, e il poeta e scrittore Tatsuo Hori autore del racconto dallo stesso titolo del film. Dopo molti cartoni dedicati soprattutto al pubblico dei bambini – ai quali è forse più noto che agli adulti grazie a personaggi come Lupin, Ponyo, Totoro – Miyazaki, carico di onori e di premi (Leone d’oro alla carriera a Venezia, Oscar e Orso d’oro a Berlino con «La città incantata»), e naturalmente di yen – ha deciso di sigillare una carriera straordinaria con un omaggio alla storia recente del suo Paese.

Un omaggio difficile e anche rischioso. Scegliere come protagonista l’artefice delle micidiali macchine da guerra volanti dell’Impero alleato di Hitler e Mussolini esponeva il regista, a dispetto della sua militanza nella sinistra, a facili accuse di militarismo. Nemmeno il malinconico tema della malattia, la tubercolosi, che divorò Hori e che si ripropone nella trama del cartone animato attraverso la figura femminile di Nahoko, l’innamorata di Jiro, avrebbe potuto far superare lo scoglio di un film che celebrava un genio, sì, ma arruolato nelle forze del Male.

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