I conigli assassini dei manoscritti medievali

I conigli assassini dei manoscritti medievali

Animali innocenti e indifesi che, a fondo testo, si tramutano in killer spietati: alcuni esempi di drôlerie, le figure grottesche disegnate dai miniaturisti nelle note a margine

di ELISABETTA INTINI

Pensate che il coniglio sia simbolo di tenerezza, innocenza, fertilità? Forse avete ragione, ma potrebbe mancarvi un tassello della sua camaleontica personalità. Come quello descritto nelle note a margine di alcuni manoscritti medievali, in cui l’innocua bestiola si trasforma in cacciatore, guerriero, persino boia e aguzzino, e impugna lance, asce e spade con la destrezza di un cavaliere. Nelle immagini qui di seguito, una raccolta di “coniglietti violenti” trovati in altrettanti manoscritti miniati.

Le grottesche illustrazioni fanno parte di un codice figurativo preciso, quello delle drôlerie, le figure dall’aspetto bizzarro che abbondano negli spazi lasciati liberi dal testo nei manoscritti del Medioevo (soprattutto, fatto ancora più curioso per un lettore moderno, a margine di testi sacri). Il genere gode della sua maggiore fortuna tra il 1250 e la fine del 1400, ma se ne trovano anche esempi precedenti o successivi.

Ed è con la chiave dell’ironia, e del capovolgimento del reale, che queste figure vanno interpretate. Il coniglio, simbolo della codardia per eccellenza, fuori dal testo sfodera il suo coraggio, e trova l’occasione per vendicarsi. L’animale emblema in molti casi di una scarsa arguzia diventa – per mano dell’illustratore, che se la ride sotto i baffi – uno spietato macellaio.

Questo ribaltamento di ruoli è anche un modo, per il miniaturista, di esprimere la stupidità degli esseri umani puniti dal coniglio assassino. Ancora più sciocchi del loro insospettabile carnefice.

Sorgente: I conigli assassini dei manoscritti medievali – Focus.it

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