In Toscana una scuola diventa modello di integrazione

Viaggio nell’istituto alla periferia del capoluogo toscano che ha il 49% di iscritti «non italiani» ed è diventato negli anni un modello di integrazione. «La nostra ricetta? Valorizzare la ricchezza delle culture di cui ciascun alunno è portatore»

di Sara Piccolo

Mentre le famiglie italiane, la politica e i media sembrano preoccupati a comprendere cosa vuol dire avere bambini e ragazzi immigrati nelle nostre scuole, all’Istituto Gandhi di Firenze si sperimenta da anni l’educazione inclusiva in classi con il 49% di alunni «non italiani». Siamo alle Piagge, la zona nord-ovest della città con maggior tasso d’immigrazione, dove la presenza della comunità cinese è fortissima e per chi entra la prima volta nelle classi del Gandhi l’impatto è fortissimo: un vero spaccato delle etnie del mondo (cinesi il 25%, est europei, asiatici, rom…).

Fare insieme

«Nella nostra scuola è scontato il termine “inclusione”», così esordisce la dirigente Silvia Di Rocco che insieme a Carlo Testi (ex dirigente in pensione, ma che continua a collaborare con la sua scuola come facilitatore-esperto) raccontano la quotidianità dell’Istituto, fatta dell’esperienza dei bambini della scuola primaria e dei ragazzi della secondaria di primo grado, che da più di 15 anni vivono in classi multiculturali. La dirigente mette subito in chiaro che la volontà di tutti è che sia la scuola del quartiere, vissuta da anni come centro di ricerca educativa, il luogo dove ognuno può trovate ciò che è utile. Il percorso pedagogico è basato sul principio del «fare insieme», che prevede una didattica attenta a sviluppare le potenzialità di ogni alunno, un approccio sperimentale in continua evoluzione. Molti genitori italiani sono convinti che la presenza di alunni «non italiani» possa nuocere all’apprendimento dei propri figli. Eppure l’esperienza quindicennale dell’istituto Gandhi smentisce le preoccupazioni.

Sorgente: Nella scuola Gandhi dove festeggiano Natale, Capodanno cinese e Ramadan – Corriere.it

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