Liberi di leggere, un libro ‘sospeso’ per le carceri

Liberi di leggere, un libro ‘sospeso’ per le carceri

Volumi comprati dai clienti. E destinati agli istituti penitenziari di tutta Italia. Così si arricchiscono le biblioteche in cella. L’iniziativa culturale in cifre.

di Stefano Rizzuti

Un tempo era il ‘caffè sospeso’: quello che si pagava nei bar per un amico in arrivo o per un senzatetto in cerca di qualcosa di caldo da bere.
Poi è diventato il ‘libro sospeso’: la pratica di comprare un volume in più per uno sconosciuto che lo ritira direttamente in cassa.
Ora questa versione ha trovato una sua variante, nata con l’iniziativa ‘Liberi di leggere’: quello che si lascia in sospeso è sempre un libro, ma stavolta a riceverlo sono le biblioteche degli istituti carcerari italiani.
L’IDEA DALLA CAMPANIA. A promuovere l’iniziativa a livello nazionale è stata la libreria Fanucci di piazza Madama, a Roma, grazie all’intraprendenza di Massimiliano, Mirko, Laura e Cristina.
Proprio Massimiliano Timpano, uno dei librai di piazza Madama e autore per la Bompiani, racconta come è nata l’idea: «Mi è arrivato un messaggio da un amico, Michele Gentile, libraio a Polla, in Campania. Mi ha detto che stava cominciando ad allargare la pratica del libro sospeso a un carcere minorile. Da lì abbiamo pensato di provare questa iniziativa sul piano nazionale».

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