Much loved di Nabil Ayouch sfida il maschilismo di tutto il mondo

Dal film Much loved. (Dr)

Much loved di Nabil Ayouch sfida il maschilismo di tutto il mondo

di Francesco Boille, esperto di cinema e fumetti

Much loved del regista francese di origini marocchine Nabil Ayouch (classe 1969) è uno splendido e ipnotico film sul movimento inesorabile della vita: la vita delle donne, che nel caso specifico è anche una non vita, ma in cui alla fine la vitalità ha il sopravvento.

Dopo Taxi Teheran di Jafar Panahi è il secondo titolo della neonata Cinema, nuova etichetta distributiva dedicata al cinema d’autore di Valerio De Paolis, storico capo della Bim.

Sono due titoli che si saldano tra loro poiché i rispettivi registi si trovano in difficoltà nei loro paesi d’origine, l’Iran e il Marocco: Panahi, da tempo agli arresti domiciliari, ha diretto un film sottile, ironico e amabilmente provocatorio girandolo per intero dall’interno di un taxi con se stesso come protagonista-chauffeur.

Ayouch, invece, ha diretto un film dove lascia parlare le donne, per trattare della questione della prostituzione nel suo paese, ma in realtà per affrontare il rapporto uomo-donna, attirando i fulmini dei censori, per sé e per le attrici, in uno dei paesi musulmani più liberali e riformisti.

Il risultato è che il film è stato vietato in Marocco. E avendo ricevuto diverse minacce, il regista ha dovuto prendere delle guardie del corpo per sé e per le attrici del film, suscitando una vasta reazione di solidarietà nell’ambito della comunità cinematografica internazionale, e nell’ambito degli ambienti culturali e giornalistici del Marocco.

Non farsi travolgere dagli eventi

Si connota dunque con precisione la nuova etichetta Cinema, anche se si corre il rischio di andare dietro al fenomeno del film “evento”, un po’ come si va dietro alla mostra “evento”: ma bisogna poi vedere se siano davvero film o mostre migliori, sul piano artistico, di altri che fanno meno notizia. Anzi, meno evento.

Ci sono infatti straordinari registi, più sottili e complessi, che raccontano il Nordafrica e la Francia delle minoranze (anche se da noi sembra esistere solo Abdellatif Kechiche), come l’algerino Tariq Teguia, autore di film come Rome plutôt que vous e Zanj revolution (presentato proprio l’anno scorso alla Festa di Roma, un film che ben centrava il clima delle primavere arabe), o Rabah Ameur-Zaïmeche, regista nato in Algeria anche lui ma residente in Francia da moltissimo tempo e autore di lungometraggi notevoli come Bled number one, film molto duro sul rapporto uomo-donna nella patria d’origine dell’autore, Dernier maquis o il controverso Histoire de Judas, uscito proprio quest’anno.

Chissà perché questi film sono dovuti quasi sempre ad autori di origini non francesi, eppure lo sguardo “sull’altro” è parte fondamentale della storia del cinema, e non solo.Much loved, come il cinema di Kechiche, è in fondo espressione di un buon cinema popolare dalla forte impronta autoriale. Non a caso Ayouch, ora al decimo film, ha fatto parecchia tv, e non rinuncia a certi dialoghi e situazioni un po’ di maniera. Maniera che è rafforzata nella versione italiana dal doppiaggio.

Sorgente: Much loved di Nabil Ayouch sfida il maschilismo di tutto il mondo  – Francesco Boille – Internazionale

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