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Sorokin: “In Russia i romanzi aiutano a resistere”

Sorokin: “In Russia i romanzi aiutano a resistere”

Intervista al vincitore del premio von Rezzori: “Il futuro da noi imprevedibile”

di WLODEK GOLDKORN

Sorokin: "In Russia i romanzi aiutano a resistere"

Vladimir Sorokin

PER Vladimir Sorokin la letteratura è una forma di resistenza. Russo, scrittore tradotto in numerose lingue, Sorokin, quando non è a Berlino, abita in una bella ed elegante dacia che assomiglia alle dimore di narratori celebri delle precedenti generazioni, a Vnukovo, a pochi chilometri da Mosca (“ma nella capitale ci vado malvolentieri, è diventata un luogo brutale e privo di anima”). Nello studio dove lavora c’è il ritratto di Lev Tolstoj in vista, ma a differenza del maestro dell’Ottocento, la sua prosa visionaria, fantasiosa, postmoderna, con scene di violenza, sesso, sodomizzazione (per esempio tra Stalin e Krusciov), è lontana da ognicanone di realismo.I suoi romanzi provocano accuse di pornografia e denigrazione della patria; ed è successo che giovani sostenitori di Putin siano scesi in piazza per chiedere la sua pelle. Vincitore del premio von Rezzori, a Firenze, ospite domani al festival La Milanesiana, il suo più recente libro uscito in italiano è La giornata di un opricnik (editore atmosphere), un racconto, ambientato in una Russia del 2027, dove il potere è in mano a una specie di polizia privata, composta da sadici al servizio di un re. Storicamente, gli opricnik erano uomini armati, fedelissimi allo zar Ivan il Terribile: vestivano di nero, come oggi i militari dell’Is e uccidevano con metodi particolarmente feroci chiunque fosse sospettato di infedeltà al monarca.

“La opricinina, il regime del terrore durò solo sette anni dal 1565 al 1572”, spiega Sorokin in questa conversazione, “ma i metodi usati hanno determinato la natura dello Stato russo, per sempre e fino a oggi”.

All’Expo di Milano, il padiglione russo presenta un enorme spazio in cui si dice che sul suolo russo esistono tutti gli elementi racchiusi nel sistema periodico di Mendeleev e che il sistema periodico rispecchia a sua volta il suolo russo. La Russia come metafora dell’ordine cosmico: un messaggio che richiama l’ideologia imperiale dell’Ottocento…
“Per quanto riguarda l’impero, quello che sta cercando di costruire Vladimir Putin è un impero di straccioni: un fenomeno pericolosissimo nel XXI secolo”.

Perché pericoloso?
“Perché la Russia non è pronta a svolgere un ruolo imperiale. Non lo è, prima di tutto dal punto di vista economico. La nostra agricoltura è a pezzi; e questo in un paese che era il granaio del mondo. E poi, chi dispone di capitale, cerca di spostarlo all’estero. Pochi sono gli imprenditori che si sentono al sicuro. L’origine di tutti i mali è la corruzione dilagante. Se Putin mi ascoltasse, gli direi: non puoi costruire un impero coi ladri. Ma sarebbe un discorso inutile visto che è lo stesso potere a essere corrotto”.

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