Lo spettro di Nietzsche vaga per l’Europa

Lo spettro di Nietzsche vaga per l’Europa

Andrea Lavazza

Nessuno è un grande uomo per il proprio cameriere, come scriveva Hegel il quale, allorché vide Napoleone nel suo fulgore, lo esaltò come l’anima del mondo. Difficilmente il filosofo tedesco avrebbe trovato un momento in cui produrre una descrizione celebrativa del suo collega Friedrich Nietzsche. Senza bisogno del racconto carico d’invidia e risentimento di un domestico, avrebbe scoperto un uomo solo e malato, febbrilmente creativo e ansioso di riconoscimento. Che dalla gloria fu raggiunto troppo tardi, quando la morte con cui aveva intellettualmente flirtato a lungo già lo aveva rapito. Famoso e anche famigerato, l’autore di Ecce homo e il profeta della volontà di potenza è ancora uno spettro che, ben più del comunismo ormai, s’aggira non solo per l’Europa, ma per l’intero Pianeta. Anzi, di Spettri di Nietzsche,

come si intitola l’opera che gli ha appena dedicato Maurizio Ferraris (Guanda, pp. 270, euro 18), ve ne sono molti. E tutti meritevoli di attenzione. Perché l’historia individuale è magistra e qualcosa, se si vuole, si può imparare. Il sottotitolo del volume lo esplicita chiaramente:
Un’avventura umana e intellettuale che anticipa le catastrofi del Novecento.

Ma ciò che restituisce il libro di Ferraris, in un rapsodico e dottissimo viaggio a cavaliere di tre secoli, è una genealogia del pensiero che scava, verrebbe da dire, nell’Umano, troppo umano del
pensatore tedesco. Un’infanzia infelice in Turingia, con la morte del padre in giovane età, la presenza soffocante della madre e della sorella Elizabeth, l’educazione (forse) repressiva, la solitudine esistenziale e i primi fallimenti di una lunga serie. La sua musica è stroncata quale «stupro a Euterpe», come saranno stroncate in vita molte delle sue opere, addirittura spesso rifiutate dagli editori. Quando a Torino si spegne definitivamente la luce del suo intelletto e sprofonda nella demenza che l’accompagnerà per gli ultimi dieci anni, Nietzsche ha già gettato semi fecondissimi che germoglieranno con tempi diversi, a destra e a sinistra, con esiti spesso non felici.

Lo cita Mussolini, Hitler e il Terzo Reich lo tengono come pensatore in sintonia con il delirio nazista. Non è una lettura forzata – come ha cercato di sostenere molta critica nietzscheana – ricostruisce Ferraris, da oltre 20 anni protagonista di una querelle storiografica sulle edizioni e sulle presunte manipolazioni postume della Volontà di potenza.

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