Storia del latte

Storia del latte

“… nell’ampia spelonca egli sospinse le floride bestie che doveva mungere, i maschi li lasciò fuori, capri e montoni, all’interno del vasto recinto… seduto, mungeva le pecore e le capre belanti, una dopo l’altra, e spingeva il lattante sotto ciascuna. Fece cagliare subito metà del bianco latte, lo raccolse e lo mise in canestri di vimini, l’altra metà la versò nei vasi per la sua cena…”

(Odissea canto IX – Omero)

Ovini, caprini, e bovini d’origine asiatica giunsero probabilmente nel Vecchio Continente circa novemila anni fa.
L’uomo non ci mise molto a scoprire gli indubbi vantaggi d’allevare queste specie che, oltre a fornire latte, carne e pelli, avevano il merito d’esserne loro stesse il mezzo di trasporto.

Fu per queste qualità, legate all’abbondanza e alla prosperità della comunità, che il latte assunse valori simbolici forti, da celebrare durante i riti religiosi: elisir di vita, abbondanza, fertilità.
Il medico Galeno (II sec. d.C.) attribuiva alla bevanda bianca numerose virtù. Aumentava il cervello, specie quello umano, ingrassava il corpo, ristorava i corpi smagriti, faceva buon sangue, nutriva molto, donava un bel colore e risvegliava gli appetiti di Venere moltiplicando lo sperma.
Come afrodisiaco il latte era classificato secondo una precisa gerarchia: il latte umano passava per essere il migliore, seguito nell’ordine da quello d’asina, pecora, capra, cavalla, mucca e bufala.
Che il latte avesse grande potere nutritivo e quindi favorisse la produzione del seme della vita rimase opinione diffusa anche nei secoli successivi.
Platina scriveva: “il latte ha le stesse proprietà dell’animale da cui viene munto: si reputa ottimo quello di capra… per secondo viene quello di pecora, per terzo quello di mucca… tutti i medici convengono che il latte sia molto nutriente, generi molto sangue, alimenti il cervello… faccia aumentare lo sperma”.
All’interno dei propri testi il Mattioli (XVI sec.) e il Latini (XVII sec.) ribadirono che il latte aveva proprietà miracolose per i tenzoni amorosi.
Secondo la tradizione popolare si pensava inoltre che questa bevanda, per il colore bianco, simboleggiasse il cibo spirituale e l’immortalità.
Prima di concludere vorremmo ricordare che nei secoli passati la maggior parte del latte non veniva consumata come bevanda, ma trasformata per essere conservata sotto forma di formaggio .
Generalmente i medici dell’antichità non consideravano “stimolanti” i formaggi piccanti, mentre erano più indulgenti verso i caci dolci.
In epoca moderna grande valore veniva attribuito alle “pillole della felicità”, ossia le mozzarelle, la cui forma evocava l’immagine di turgide mammelle femminili.
Nell’Ottocento l’opinione popolare e quella medica estesero anche ai formaggi forti e saporiti le virtù afrodisiache dei cibi piccanti.
A tale proposito è illuminante l’affermazione fatta da Casanova nelle sue memorie, mentre consuma una cenetta a base di vino e formaggio assieme a madamigella de La Meure: “Oh come eccellenti sono il Chambertin ed il Roquefort per ristorare l’amore e per condurre a pronta maturità la passione nascente”.

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