WhatsApp a scuola e l’insopportabile pesantezza delle regole 

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WhatsApp a scuola e l’insopportabile pesantezza delle regole

di Paolo Crepet

Chissà cosa avrebbe detto Maria Montessori, se avesse saputo ciò che è accaduto a San Francesco al Campo e San Mauriziano, un istituto scolastico proprio a lei dedicato. Degli studenti che hanno utilizzato i propri telefonini per fare fotografie a insegnanti (ma anche a qualche alunna nello spogliatoio) e per farle circolare su WhatsApp sono stati sospesi per ordine della preside. Il tutto era scaturito dal fatto che a due alunne precedentemente era stato “sequestrato” il telefonino utilizzato durante l’orario di lezione, contravvenendo ad una regola dell’istituto. Stiamo parlando di seconda e terza media, quindi di preadolescenti.

Come in tutte le scuole italiane che si rispettino, mentre una parte dei genitori ha dimostrato comprensione, un’altra parte si è scagliata contro la decisione della preside considerandola “eccessiva e inappropriata”. La cronaca contiene sempre un elemento metaforico che sarebbe utile indagare per capire cosa sta accadendo, più in generale, nella nostra comunità. Parto da poche domande di buon senso. Perché mai un bambino/a di 12/13 anni “deve” andare a scuola con il telefonino? Se ci fosse un’urgenza, sarebbe il personale della scuola ad avvisare a casa: perché allora un genitore vuole che i propri figli siano essere sempre e comunque “connessi”? Per permetter loro di “essere esattamente come gli altri”? Perché si ritiene che se non sono dotati di un “device” tecnologico, semplicemente non esistono?
A scuola si va per imparare, ed è logico che se si mandano sms, si rimane continuativamente connessi su WhatsApp o si risponde a chissà quale chat, non si possono seguire le lezioni o eseguire con attenzione i compiti in classe. Quindi, evidentemente, molti genitori ritengono non indispensabile che i propri figli crescano istruiti: a costoro basta e avanza che conseguano un pezzo di carta che testimonia che a scuola ci sono “transitati”.

Sorgente: WhatsApp a scuola e l’insopportabile pesantezza delle regole | Paolo Crepet

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Un Commento:

  1. Luisa Cagnassi

    Sì, per non essere diversi dagli altri, in primo luogo. Per avere la certezza di essere sempre in contatto con il beneamato, senza rispettare regole scolastiche e la buona educazione Inoltre, questo fenomeno si sta già estendendo ai bambini della suola elementare… Questo è un dramma.
    Parlo per esperienza personale… ho molti nipoti in quell’età e no riesco a far capire alle mamma, soprattutto, che non è il caso.
    ormai si teme che i figli/nipoti, vengano emarginati se non mostrano di essere come il “branco”.

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